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Deposito ricorso Cassazione: termine perentorio

La Corte di Cassazione dichiara improcedibile un ricorso in materia di sanzioni amministrative a causa del tardivo deposito ricorso Cassazione. L’ordinanza sottolinea che il termine di 20 giorni dalla notifica è perentorio e la sua violazione, rilevabile d’ufficio, non è sanata dalla costituzione della controparte. La parte ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese legali e al versamento di un ulteriore contributo unificato.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Deposito Ricorso Cassazione: Le Conseguenze del Ritardo

L’ordinanza n. 17329/2024 della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale della procedura civile: la perentorietà del termine per il deposito ricorso Cassazione. Una recente decisione ha chiarito ancora una volta come il mancato rispetto della scadenza di venti giorni dalla notifica del ricorso comporti inevitabilmente la declaratoria di improcedibilità, con serie conseguenze per la parte soccombente. Questo provvedimento serve da monito sull’importanza della diligenza e del rigore nel rispetto delle norme processuali.

I Fatti del Caso

Una cittadina proponeva ricorso per cassazione avverso una sentenza del Tribunale di Roma in una controversia relativa a sanzioni amministrative. Al ricorso si opponevano, con controricorso, l’Ente di Riscossione e l’Ufficio Territoriale del Governo, mentre l’Ente Locale coinvolto non si costituiva in giudizio.

L’elemento cruciale della vicenda, tuttavia, non riguardava il merito della controversia, ma un vizio procedurale. Dalla certificazione della Cancelleria Centrale Civile emergeva infatti che il ricorso, notificato il 13 dicembre 2021, non era stato depositato entro il termine di venti giorni previsto dalla legge.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso improcedibile. La decisione è stata netta e non ha lasciato spazio a interpretazioni: il mancato rispetto del termine per il deposito è un vizio insanabile che impedisce al giudice di esaminare il merito della questione.

Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al rimborso delle spese legali sostenute dalle controparti e la Corte ha attestato la sussistenza dei presupposti per il pagamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Le Motivazioni: Il Termine Perentorio per il Deposito Ricorso Cassazione

La motivazione della Corte si fonda sull’interpretazione rigorosa dell’articolo 369 del codice di procedura civile. Questa norma stabilisce che il ricorso deve essere depositato nella cancelleria della Corte di Cassazione, a pena di improcedibilità, nel termine di venti giorni dall’ultima notificazione alle parti contro cui è proposto.

La Corte ha specificato che questo termine è “perentorio”, ovvero non ammette deroghe o proroghe. La sua violazione comporta una sanzione processuale grave, l’improcedibilità, che può essere rilevata anche d’ufficio dal giudice in qualsiasi stato e grado del procedimento.

Inoltre, i giudici hanno chiarito che il principio del “raggiungimento dello scopo” (sancito dall’art. 156 c.p.c.), secondo cui la nullità di un atto non può essere pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato, non si applica ai termini perentori. Tale principio vale per i vizi di forma, ma non per la decadenza da un termine. Pertanto, la costituzione in giudizio delle controparti non ha avuto alcun effetto sanante sul tardivo deposito del ricorso.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia

Questa ordinanza conferma la linea di rigore della giurisprudenza in materia di adempimenti processuali. Le conclusioni che se ne possono trarre sono di fondamentale importanza pratica:

1. Massima Attenzione ai Termini: Avvocati e parti processuali devono prestare la massima attenzione al rispetto del termine di venti giorni per il deposito ricorso Cassazione. Un errore o una dimenticanza su questo punto vanifica l’intero sforzo difensivo.
2. Insanabilità del Vizio: Il tardivo deposito è un vizio che non può essere sanato. Né la costituzione della controparte, né eventuali giustificazioni possono rimediare alla decadenza.
3. Conseguenze Economiche: Oltre a vedere respinta la propria impugnazione senza un esame nel merito, la parte che deposita tardivamente il ricorso è soggetta a una duplice sanzione economica: la condanna al pagamento delle spese di lite e il versamento del cosiddetto “doppio contributo unificato”, un ulteriore importo pari a quello già versato per l’impugnazione. La diligenza processuale non è solo una questione di forma, ma anche di sostanza, con dirette e significative implicazioni sul risultato finale del giudizio.

Cosa succede se il ricorso per cassazione viene depositato oltre il termine di 20 giorni dalla notifica?
Il ricorso viene dichiarato improcedibile, il che significa che la Corte non esaminerà il merito della questione e l’impugnazione sarà respinta per una ragione puramente procedurale.

La costituzione in giudizio della controparte può sanare il tardivo deposito del ricorso?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che il rispetto del termine perentorio di 20 giorni è un presupposto di procedibilità che non può essere sanato dalla costituzione della controparte. L’improcedibilità può essere rilevata d’ufficio dal giudice.

Quali sono le conseguenze economiche per chi deposita tardivamente un ricorso in Cassazione?
La parte il cui ricorso è dichiarato improcedibile viene condannata a rimborsare le spese legali alle controparti. Inoltre, viene accertata la sussistenza dei presupposti per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello già pagato per l’impugnazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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