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Deposito decisione impugnata: l’improcedibilità

La Corte di Cassazione ha dichiarato improcedibili sia il ricorso principale che quello incidentale in una causa per equo indennizzo. La decisione si fonda sul mancato deposito della decisione impugnata da parte di entrambe le parti, un adempimento previsto dall’art. 369 c.p.c. La Corte ha ribadito che non si tratta di un mero vizio formale, ma di un requisito funzionale essenziale per consentire l’esame del merito del ricorso.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Il Deposito della Decisione Impugnata: Un Requisito Essenziale per il Ricorso in Cassazione

L’accesso alla giustizia è un diritto fondamentale, ma il suo esercizio è regolato da norme procedurali precise, la cui inosservanza può avere conseguenze drastiche. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione illumina l’importanza di un adempimento cruciale: il deposito della decisione impugnata. Questo atto, apparentemente semplice, è in realtà un pilastro fondamentale per la procedibilità del ricorso, come dimostra il caso in esame, dove la negligenza di entrambe le parti ha portato a una declaratoria di improcedibilità totale.

I Fatti del Caso: Dalla Richiesta di Equo Indennizzo alla Cassazione

La vicenda trae origine da una richiesta di equo indennizzo per irragionevole durata del processo, avanzata da due cittadini ai sensi della Legge n. 89/2001. Inizialmente, la Corte di Appello di Napoli, con un primo decreto, aveva liquidato una somma a favore di uno dei richiedenti, respingendo la domanda dell’altro.

Entrambi i cittadini hanno proposto opposizione avverso tale provvedimento. La Corte di Appello, in composizione collegiale, ha tuttavia rigettato l’opposizione con un secondo decreto. È contro quest’ultima decisione che i due cittadini hanno proposto ricorso per cassazione. A sua volta, il Ministero della Giustizia ha resistito con un controricorso, proponendo anche un ricorso incidentale.

La Decisione della Suprema Corte e l’Importanza del Deposito della Decisione Impugnata

La Corte di Cassazione, in via preliminare, ha rilevato un vizio insanabile che ha assorbito ogni altra questione. Sia i ricorrenti principali che il Ministero della Giustizia (in qualità di ricorrente incidentale) avevano omesso di adempiere a un obbligo fondamentale previsto dall’articolo 369, comma 2, n. 2 del Codice di Procedura Civile: il deposito della decisione impugnata in copia autentica.

L’Omissione Fatale di Entrambe le Parti

Analizzando gli atti, i giudici hanno constatato che i ricorrenti principali avevano depositato solo il primo decreto (quello della fase monitoria), e non quello, successivo e collegiale, che era l’oggetto effettivo del ricorso. Anche il Ministero non aveva provveduto a depositare l’atto corretto. Questa duplice mancanza ha reso impossibile per la Corte procedere all’esame dei ricorsi.

La Funzione Sostanziale del Requisito Procedurale

La Suprema Corte ha sottolineato che la sanzione dell’improcedibilità non colpisce un mero inadempimento formale. Il deposito del provvedimento contestato è un requisito funzionale, essenziale per permettere alla Corte di Cassazione di esaminare il ricorso e valutarne la fondatezza. Senza il testo della decisione, la Corte non può compiere il proprio giudizio, né sul dispositivo né sulla motivazione.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La motivazione della Corte è chiara e rigorosa. L’improcedibilità deriva direttamente dalla violazione dell’art. 369 c.p.c. I giudici hanno spiegato che il “dato relazionale” rappresentato dal provvedimento impugnato è indispensabile. La mancanza di questo documento impedisce alla Corte di avere gli elementi necessari per decidere. Non è possibile superare tale mancanza, neanche verificando i depositi telematici della controparte, poiché anch’essa era incorsa nella medesima omissione. Di conseguenza, non potendo esaminare né il ricorso principale né quello incidentale, la Corte li ha dichiarati entrambi improcedibili, compensando interamente le spese di giudizio tra le parti data la soccombenza reciproca sul piano procedurale.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale per chiunque intenda adire la Corte di Cassazione: la massima attenzione agli adempimenti procedurali. Il deposito della decisione impugnata non è una formalità trascurabile, ma la condizione stessa per l’esercizio della giurisdizione di legittimità. La decisione insegna che la negligenza su questo punto non ammette sanatorie e conduce inevitabilmente alla chiusura del processo senza un esame nel merito. Per gli avvocati, ciò si traduce nella necessità di un controllo meticoloso degli allegati al ricorso, per evitare che un errore procedurale vanifichi le ragioni sostanziali del proprio assistito.

Perché il ricorso in Cassazione è stato dichiarato improcedibile?
La Corte ha dichiarato improcedibili sia il ricorso principale che quello incidentale perché nessuna delle parti ha depositato la copia autentica del provvedimento che stavano impugnando, violando l’obbligo previsto dall’art. 369, comma 2, n. 2, del Codice di Procedura Civile.

Il mancato deposito della decisione impugnata è considerato un semplice errore formale?
No, la Corte di Cassazione ha specificato che non si tratta di un mero inadempimento di carattere formale. Il deposito è un requisito funzionale, essenziale per permettere alla Corte di esaminare il ricorso e formulare un giudizio sulla sua fondatezza, analizzando sia il dispositivo che le motivazioni.

Cosa succede se entrambe le parti in causa non depositano la decisione impugnata?
Se sia il ricorrente principale che il ricorrente incidentale omettono di depositare la decisione impugnata, entrambi i ricorsi vengono dichiarati improcedibili, come avvenuto nel caso di specie. L’omissione di una parte non può essere sanata dal deposito dell’altra se anche questa è inadempiente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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