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Danno da animali: la responsabilità del caseificio

Un cliente, morso da un cane presso un esercizio commerciale, ha citato in giudizio sia il proprietario dell’animale sia il negozio. La Cassazione ha escluso la responsabilità del negozio, chiarendo che il giudice non può applicare d’ufficio una norma sulla responsabilità (in questo caso, per cose in custodia ex art. 2051 c.c.) se l’attore non l’ha specificamente invocata. La decisione sottolinea l’importanza di una corretta impostazione della domanda giudiziale in caso di danno da animali, definendo i limiti del principio ‘jura novit curia’.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Danno da animali: se il cane morde, il negozio è sempre responsabile?

L’aggressione da parte di un animale è un evento traumatico che pone importanti questioni legali su chi debba risarcire il danno subito. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta un caso emblematico di danno da animali, chiarendo i confini della responsabilità tra il proprietario dell’animale e il gestore di un’attività commerciale dove è avvenuto l’incidente. La pronuncia sottolinea un aspetto cruciale: la precisione con cui viene formulata la richiesta di risarcimento può determinare l’esito della causa.

I Fatti di Causa: Un Acquisto Finito Male

Un cliente si recava presso un caseificio per acquistare dei latticini. All’esterno del locale era presente un cane di grossa taglia, un pastore tedesco, legato a una catena che, tuttavia, gli consentiva di raggiungere gli avventori. Durante la visita, il cliente veniva aggredito e ferito dall’animale.
Di conseguenza, il danneggiato citava in giudizio sia il proprietario del cane sia la società che gestiva il caseificio, chiedendone la condanna in solido al risarcimento dei danni.

Il Percorso Giudiziario: La Responsabilità del Caseificio in Discussione

In primo grado, il Tribunale riconosceva la responsabilità di entrambi i convenuti: quella del proprietario ai sensi dell’art. 2052 c.c. (responsabilità per danno cagionato da animali) e quella del caseificio ai sensi dell’art. 2051 c.c. (responsabilità per danno da cose in custodia).
La società del caseificio, tuttavia, proponeva appello, e la Corte d’Appello ribaltava la decisione, escludendo la responsabilità dell’esercizio commerciale. La motivazione dei giudici di secondo grado era di natura prettamente processuale: il danneggiato, nel suo atto introduttivo, non aveva mai fondato la sua richiesta contro il caseificio sull’art. 2051 c.c., ma solo sulla responsabilità per l’uso dell’animale (art. 2052 c.c.) o sulla colpa generica (art. 2043 c.c.). Il Tribunale, quindi, applicando l’art. 2051 c.c., aveva oltrepassato i limiti della domanda.
La questione è giunta infine dinanzi alla Corte di Cassazione.

Danno da animali e qualificazione giuridica: le motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del danneggiato, confermando la sentenza d’appello e fornendo importanti chiarimenti sull’applicazione delle norme in materia di danno da animali e sui poteri del giudice.

La differenza tra Art. 2052, 2043 e 2051 c.c.

La Corte ha ribadito la distinzione tra i diversi titoli di responsabilità:
* Art. 2052 c.c. (Danno cagionato da animali): Prevede una responsabilità oggettiva che ricade, in via alternativa, sul proprietario o su chi si serve dell’animale per un proprio interesse, anche temporaneo.
* Art. 2043 c.c. (Risarcimento per fatto illecito): È la clausola generale sulla responsabilità per colpa. Chiunque cagiona ad altri un danno ingiusto con dolo o colpa è tenuto a risarcirlo. Richiede la prova della condotta colposa.
* Art. 2051 c.c. (Danno cagionato da cosa in custodia): Prevede una responsabilità oggettiva a carico di chi ha la custodia di una cosa (in questo caso, l’area commerciale) per i danni da essa provocati, salvo che si provi il caso fortuito.

Questi tre tipi di responsabilità si basano su presupposti e oneri probatori distinti. L’azione ex art. 2051 c.c. presuppone accertamenti diversi rispetto a quella per danno da animali.

I Limiti del Principio “Jura Novit Curia”

Il punto centrale della decisione riguarda il principio jura novit curia (“il giudice conosce le leggi”), secondo cui il giudice può e deve individuare la norma corretta da applicare ai fatti presentati dalle parti. Tuttavia, questo potere non è illimitato.
La Cassazione ha stabilito che il giudice non può modificare l’oggetto della domanda (il thema decidendum), introducendo un titolo di responsabilità completamente nuovo e diverso da quello invocato dalla parte. Nel caso di specie, il danneggiato aveva inquadrato la responsabilità del caseificio nell’ambito degli artt. 2052 e 2043 c.c. Il giudice di primo grado, applicando l’art. 2051 c.c., ha violato il principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato (art. 112 c.p.c.), perché ha deciso su una domanda di fatto mai proposta.

Le conclusioni: L’Importanza di Impostare Correttamente la Causa

Questa ordinanza è un monito fondamentale per chi intende agire per ottenere un risarcimento. La corretta qualificazione giuridica della domanda fin dal primo atto è essenziale. Aver omesso di invocare la responsabilità del caseificio come custode dei luoghi (art. 2051 c.c.) ha precluso al danneggiato la possibilità di ottenere un risarcimento da tale soggetto. La sentenza dimostra che, sebbene il giudice conosca la legge, non può sostituirsi all’avvocato nell’impostare la strategia processuale e nell’individuare tutti i possibili fondamenti giuridici della pretesa risarcitoria.

Chi è responsabile per il danno da animali secondo l’art. 2052 del codice civile?
La responsabilità per il danno causato da un animale ricade, in via alternativa, sul proprietario o su chi si serve dell’animale per un proprio interesse per il tempo in cui lo ha in uso. La responsabilità è di tipo oggettivo, cioè prescinde dalla prova della colpa.

Il giudice può cambiare la base giuridica di una richiesta di risarcimento?
Sì, in base al principio ‘jura novit curia’, ma con un limite fondamentale: non può alterare l’oggetto della domanda introducendo un titolo di responsabilità basato su presupposti di fatto e oneri probatori diversi e mai allegati dalla parte. In pratica, non può decidere su una domanda che non gli è stata posta.

In questo caso specifico, perché la responsabilità del caseificio è stata esclusa?
La responsabilità del caseificio è stata esclusa perché il danneggiato non aveva fondato la sua richiesta di risarcimento sull’art. 2051 c.c. (responsabilità per le cose in custodia, cioè l’area commerciale). Avendo basato la domanda solo sugli artt. 2052 (uso dell’animale) e 2043 (colpa generica), e essendo queste state escluse, i giudici d’appello e di Cassazione hanno ritenuto che il tribunale non potesse ‘correggere’ la domanda e condannare il caseificio in base a un titolo di responsabilità non invocato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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