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Compensazione spese legali: quando è illegittima?

Un gruppo di lavoratori ha citato in giudizio la propria azienda per ottenere il pagamento di alcune indennità. Le loro richieste sono state parzialmente accolte, ma la Corte d’Appello ha deciso per la compensazione delle spese legali, citando la soccombenza reciproca e la natura controversa delle questioni. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che l’accoglimento parziale di una domanda non costituisce soccombenza reciproca e che la ‘controvertibilità’ non è una ragione valida per la compensazione spese legali secondo l’attuale normativa.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Compensazione Spese Legali: La Cassazione Fissa i Paletti

La gestione delle spese legali al termine di un processo è un tema cruciale che incide direttamente sull’esito economico di una controversia. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 17083/2024, offre un importante chiarimento sui presupposti per la compensazione spese legali, stabilendo limiti precisi all’discrezionalità del giudice. In particolare, la Corte ha escluso che la semplice “controvertibilità” delle questioni trattate o un accoglimento solo parziale della domanda possano, da soli, giustificare tale decisione. Analizziamo insieme i dettagli di questo caso emblematico.

Il Caso: Una Controversia su Indennità Lavorative

La vicenda trae origine da una causa intentata da un gruppo di lavoratori contro la propria società datrice di lavoro. I dipendenti chiedevano il riconoscimento di differenze retributive legate a due specifiche voci: l'”indennità per lavori in turni avvicendati” e l'”indennità di lingue estere”, inclusa la sua incidenza sulla tredicesima e quattordicesima mensilità.

Il percorso giudiziario è stato complesso, con due distinti procedimenti poi riuniti. In sostanza, i lavoratori hanno ottenuto un accoglimento, seppur parziale, delle loro richieste. La Corte d’Appello, pur riconoscendo in larga parte le ragioni dei lavoratori, ha deciso di compensare integralmente le spese di lite di entrambi i gradi di giudizio, motivando la scelta con la “parziale soccombenza reciproca” e la “controvertibilità delle questioni esaminate”.

L’Analisi della Suprema Corte sulla Compensazione Spese Legali

I lavoratori hanno impugnato la decisione della Corte d’Appello dinanzi alla Cassazione, contestando proprio la statuizione sulla compensazione delle spese. La Suprema Corte ha ritenuto i motivi del ricorso fondati, offrendo una lezione di diritto procedurale di grande rilevanza pratica.

L’Errata Applicazione della Soccombenza Reciproca

Il primo punto affrontato dalla Cassazione riguarda il concetto di “soccombenza reciproca”. La Corte d’Appello aveva ritenuto che l’accoglimento solo parziale delle domande dei lavoratori integrasse questa ipotesi. La Cassazione, richiamando un principio consolidato delle Sezioni Unite (sent. n. 32061/2002), ha ribadito che non è così. L’accoglimento in misura ridotta di una domanda non dà luogo a soccombenza reciproca. Quest’ultima si configura solo in presenza di una pluralità di domande contrapposte formulate dalle parti, o quando un’unica domanda articolata in più capi viene solo in parte accolta e in parte respinta. Nel caso di specie, i lavoratori erano risultati vittoriosi, anche se non per l’intero importo originariamente richiesto. Non si poteva, quindi, parlare di soccombenza reciproca per giustificare la compensazione.

La “Controvertibilità” Non Giustifica la Compensazione Spese Legali

Il secondo e forse più importante chiarimento riguarda l’altro motivo addotto dalla Corte d’Appello: la “controvertibilità delle questioni”. La Cassazione ha spiegato che, a seguito delle modifiche legislative all’art. 92 del Codice di procedura civile, questa motivazione non è più sufficiente. La norma attuale consente la compensazione (oltre al caso della soccombenza reciproca) solo in ipotesi tassative: l’assoluta novità della questione trattata, il mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti o, a seguito di un intervento della Corte Costituzionale (sent. n. 77/2018), qualora sussistano “altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni”.

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte ha sottolineato che il concetto di “controvertibilità” equivale a “opinabilità”, ovvero una questione su cui non c’è certezza assoluta ma esistono diverse interpretazioni. Questa, però, è la norma nella maggior parte delle controversie giudiziali. Le ipotesi previste dall’art. 92 c.p.c. sono, invece, situazioni eccezionali, caratterizzate da elementi di novità tali da alterare la prevedibilità dell’esito del giudizio. La semplice difficoltà interpretativa di una norma o la presenza di differenti opinioni non rientra in queste categorie e non può, quindi, legittimare la deroga al principio generale secondo cui chi perde paga le spese (principio della soccombenza).

Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’Appello, in diversa composizione, che dovrà decidere nuovamente sulla questione attenendosi ai principi enunciati. Questa ordinanza rafforza la tutela della parte vittoriosa, anche se solo parzialmente, e circoscrive in modo netto i poteri del giudice in materia di compensazione delle spese legali. La decisione di compensare le spese deve essere ancorata a presupposti normativi specifici e non può fondarsi su una generica valutazione di “controvertibilità” della materia del contendere. Un principio fondamentale per garantire certezza del diritto e non vanificare, sul piano economico, il risultato positivo ottenuto in giudizio.

L’accoglimento parziale di una domanda giustifica la compensazione delle spese legali per ‘soccombenza reciproca’?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che l’accoglimento di una domanda in misura ridotta non configura una soccombenza reciproca. Quest’ultima si verifica solo in caso di domande contrapposte tra le parti o di accoglimento solo parziale di una domanda articolata in più capi distinti.

La ‘controvertibilità’ di una questione legale è un motivo valido per compensare le spese di lite?
No. Secondo la normativa vigente (art. 92 c.p.c.), la ‘controvertibilità’ o opinabilità di una questione non rientra tra i presupposti che legittimano la compensazione delle spese. I motivi validi sono la soccombenza reciproca, l’assoluta novità della questione, il mutamento della giurisprudenza o la sussistenza di altre gravi ed eccezionali ragioni.

Cosa accade se un giudice compensa le spese legali senza una valida motivazione legale?
La parte interessata può impugnare la sentenza dinanzi alla Corte di Cassazione per violazione di legge. Se il motivo viene accolto, la Suprema Corte annulla (cassa) la sentenza e rinvia la causa al giudice precedente, che dovrà emettere una nuova decisione rispettando i principi di diritto stabiliti e provvedere anche alla regolamentazione delle spese del giudizio di Cassazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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