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Compensazione spese legali: quando è giustificata?

Una lavoratrice ha ottenuto una condanna al pagamento di una somma di denaro ma ha visto respinte le sue principali domande, come il riconoscimento del lavoro subordinato. A causa di questa vittoria parziale, la Corte d’Appello ha disposto la compensazione delle spese legali tra le parti. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, specificando che il rigetto di domande significative giustifica la compensazione, anche se la controparte è rimasta assente dal giudizio. La chiave è la valutazione complessiva dell’esito della lite, non il mero accoglimento di una singola richiesta.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Compensazione Spese Legali: La Cassazione Chiarisce i Limiti della Vittoria Parziale

Ottenere una vittoria in tribunale non sempre significa vedersi rimborsare integralmente le spese legali. Un caso recente, deciso dalla Corte di Cassazione, offre un importante chiarimento sulla compensazione spese legali quando si vince solo una parte della causa. La Suprema Corte ha stabilito che se le domande principali vengono respinte, il giudice ha il potere discrezionale di compensare i costi, anche se la controparte non si è difesa in giudizio.

I Fatti del Caso: Una Richiesta Complessa

Una lavoratrice si era rivolta al Tribunale di Milano per far valere i propri diritti nei confronti di due datori di lavoro. Le sue richieste erano molteplici e significative:

1. Il riconoscimento della natura subordinata del suo rapporto di lavoro.
2. La condanna al pagamento di differenze retributive e contributi previdenziali.
3. Il risarcimento del danno per il mancato godimento di ferie e riposi settimanali.

Il Tribunale, in primo grado, aveva rigettato tutte le domande, ritenendo non provata la natura subordinata del rapporto. La lavoratrice ha quindi presentato appello.

La Decisione della Corte d’Appello e la Compensazione Spese Legali

La Corte d’Appello di Milano ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado. Pur confermando il rigetto delle domande più importanti (lavoro subordinato e risarcimento danni), ha accolto la richiesta di pagamento di una somma di € 3.810 sulla base di un contratto di lavoro prodotto in giudizio.

Tuttavia, proprio in virtù dell’esito complessivo della lite, la Corte d’Appello ha deciso di compensare integralmente le spese processuali di entrambi i gradi di giudizio. In pratica, nonostante la lavoratrice avesse ottenuto una condanna al pagamento, doveva comunque farsi carico delle proprie spese legali.

Il Ricorso in Cassazione

La lavoratrice ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando unicamente la statuizione sulle spese. Secondo la ricorrente, la compensazione era ingiusta, soprattutto considerando che le controparti erano rimaste contumaci (cioè assenti) in entrambi i gradi di giudizio e che l’appello era stato necessario per ottenere il riconoscimento, seppur parziale, di un proprio diritto.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo corretta la decisione dei giudici d’appello sulla compensazione spese legali. Le motivazioni della Corte si basano su un principio consolidato: il potere discrezionale del giudice di merito nella regolamentazione delle spese processuali. Tale potere incontra un solo limite: non può condannare la parte interamente vittoriosa a pagare le spese.

Nel caso specifico, la lavoratrice non era affatto interamente vittoriosa. Anzi, le sue domande principali e di maggior peso, come il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato e la richiesta di risarcimento danni, erano state respinte. L’accoglimento della sola domanda di pagamento di una somma specifica ha configurato una situazione di soccombenza reciproca, o comunque parziale, che giustifica ampiamente la compensazione delle spese ai sensi dell’art. 92 del codice di procedura civile.

La Corte ha richiamato anche un importante precedente delle Sezioni Unite (sentenza n. 32061/2022), secondo cui l’accoglimento parziale di un’unica domanda articolata in più capi (come quella della lavoratrice) non dà luogo a una condanna della parte vittoriosa, ma può giustificare la compensazione totale o parziale delle spese.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza ribadisce un concetto fondamentale per chiunque intenda avviare un’azione legale: la vittoria su un punto non garantisce il rimborso delle spese legali se altre domande, magari più rilevanti, vengono respinte. Il giudice valuta l’esito complessivo della lite e, se riconosce una vittoria solo parziale, può legittimamente decidere che ogni parte debba sostenere i propri costi. Questa decisione serve a disincentivare la proposizione di domande infondate o non sufficientemente provate, anche quando inserite in un contesto di richieste parzialmente legittime. È quindi cruciale, prima di agire in giudizio, valutare attentamente con il proprio legale la fondatezza e la provabilità di ogni singola pretesa.

Se vinco solo una parte della mia causa, il giudice può decidere di non farmi rimborsare le spese legali dalla controparte?
Sì. Se le domande respinte sono significative, il giudice può disporre la compensazione totale o parziale delle spese legali, il che significa che ogni parte paga le proprie.

La compensazione delle spese è possibile anche se la controparte non si è mai presentata in giudizio?
Sì. La decisione sulla compensazione si basa sull’esito complessivo della lite e sul principio della soccombenza, non sulla partecipazione o meno della controparte al processo.

Cosa si intende per vittoria parziale che giustifica la compensazione delle spese?
Si verifica quando un attore avanza più domande e solo alcune, spesso non le più importanti, vengono accolte. Il rigetto delle altre richieste configura una situazione in cui anche l’attore è, in parte, soccombente, giustificando la decisione del giudice di compensare le spese.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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