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Azione revocatoria: quale legge applicare a terzi?

La Corte di Cassazione chiarisce che in un’azione revocatoria, la scelta della legge applicabile effettuata dalle parti in un contratto non è vincolante per il creditore agente, in quanto terzo rispetto a tale accordo. La sentenza conferma l’applicazione della legge italiana per revocare atti di disposizione patrimoniale ritenuti pregiudizievoli, respingendo le tesi dei ricorrenti che invocavano l’applicazione della legge inglese. Viene inoltre ribadito che il termine di prescrizione dell’azione revocatoria decorre dalla data di pubblicità dell’atto ai terzi.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Azione Revocatoria Internazionale: La Scelta della Legge non Vincola il Creditore

L’azione revocatoria è uno strumento fondamentale a tutela del credito, ma la sua applicazione può diventare complessa in scenari internazionali. Cosa succede se il debitore compie un atto dispositivo all’estero o con una controparte straniera, inserendo nel contratto una clausola che sceglie una legge straniera? Questa scelta può impedire al creditore italiano di agire? Con una recente sentenza, la Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento cruciale: la legge scelta dalle parti non è vincolante per il creditore, che è terzo rispetto a quell’accordo.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine dall’azione legale intentata da una società creditrice per ottenere la revoca di una serie di atti dispositivi riguardanti un immobile. Una garante di una società debitrice aveva, infatti, posto in essere una complessa operazione per spogliare il proprio patrimonio di un bene significativo:
1. In primo luogo, aveva conferito la nuda proprietà dell’immobile a una prima società.
2. Successivamente, questa società aveva venduto una quota del 50% della nuda proprietà a una seconda entità giuridica.
3. Infine, la restante quota del 50% era stata donata a una fondazione.

Secondo la società creditrice, questa catena di trasferimenti era stata architettata al solo scopo di pregiudicare le sue ragioni, sottraendo un bene essenziale alla garanzia patrimoniale del debitore.

I Motivi del Ricorso e l’Azione Revocatoria

I soggetti beneficiari degli atti dispositivi e gli eredi della garante originaria hanno impugnato la decisione dei giudici di merito, che avevano accolto la domanda revocatoria. I motivi di ricorso erano molteplici, ma il più rilevante riguardava la legge applicabile. Secondo i ricorrenti, i contratti di trasferimento contenevano una clausola che designava la legge inglese come regolatrice del rapporto. Essi sostenevano, quindi, che i presupposti per l’azione revocatoria avrebbero dovuto essere valutati secondo il diritto inglese e non quello italiano. Altri motivi di doglianza riguardavano la presunta prescrizione dell’azione e la carenza di prova sulla consapevolezza del pregiudizio arrecato al creditore.

La Legge Applicabile all’Azione Revocatoria

La Corte di Cassazione ha respinto la tesi sulla legge applicabile, affermando un principio di diritto di fondamentale importanza. La clausola sulla scelta della legge inserita in un contratto ha efficacia solo tra le parti contraenti. Il creditore che agisce in revocatoria è un soggetto terzo rispetto a quel contratto. Di conseguenza, la scelta negoziale delle parti non può essergli opposta.

Per individuare la legge applicabile, la Corte ha fatto riferimento non alle norme sui diritti reali, ma a quelle sulle obbligazioni contrattuali (nello specifico, la Convenzione di Roma del 1980). La Corte ha chiarito che l’azione revocatoria ha natura personale: non mira a invalidare l’atto di disposizione in sé, ma a renderlo inefficace nei soli confronti del creditore che ha agito. Pertanto, la volontà delle parti del contratto ‘sospetto’ è irrilevante per il terzo creditore, e la legge applicabile deve essere individuata sulla base di criteri oggettivi di collegamento, che nel caso di specie hanno condotto all’applicazione della legge italiana.

Le Motivazioni della Decisione

La Suprema Corte ha sviluppato il suo ragionamento su più fronti. Sulla prescrizione, ha ribadito che il termine di cinque anni non decorre dalla data dell’atto, ma dal momento in cui esso diviene conoscibile ai terzi attraverso la pubblicità legale (es. la trascrizione). Inoltre, un atto di citazione, anche se viziato da nullità sanabili, è sufficiente a interrompere il decorso della prescrizione, poiché manifesta in modo inequivocabile la volontà di esercitare il diritto.

Per quanto riguarda la prova della consapevolezza del pregiudizio (scientia damni), la Corte ha confermato che questa può essere raggiunta anche tramite presunzioni. I giudici di merito avevano correttamente valorizzato elementi come gli stretti legami familiari tra la garante e gli amministratori della società debitrice, nonché la sua qualità di titolare di usufrutto su un ingente pacchetto di azioni della stessa. Tali circostanze, complessivamente considerate, rendevano inverosimile che la garante non fosse a conoscenza dello stato di decozione della società e del danno che i suoi atti dispositivi avrebbero arrecato al creditore. La valutazione di questi elementi di fatto, se logicamente motivata, è insindacabile in sede di legittimità.

Le Conclusioni

La decisione in commento rafforza la tutela dei creditori in contesti transnazionali. Stabilisce in modo netto che i debitori non possono utilizzare clausole di scelta di una legge straniera come uno ‘scudo’ per rendere più difficile l’esercizio dell’azione revocatoria. Questo principio garantisce che lo strumento di tutela patrimoniale previsto dall’ordinamento italiano possa essere esperito efficacemente, basandosi su criteri di collegamento oggettivi e proteggendo il creditore dalle strategie elusive messe in atto dalle controparti. La sentenza offre, dunque, maggiore certezza giuridica e ribadisce la centralità della garanzia patrimoniale generica del debitore.

In un’azione revocatoria, la legge scelta dalle parti in un contratto dispositivo è vincolante per il creditore che agisce in giudizio?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che la scelta della legge applicabile, pattuita tra le parti di un contratto, ha effetto solo tra di esse. Il creditore che agisce con l’azione revocatoria è considerato un terzo rispetto a tale accordo, pertanto la clausola sulla legge applicabile non può essergli opposta. La legge che regola l’azione sarà individuata secondo le norme di diritto internazionale privato, che nel caso di specie hanno condotto all’applicazione della legge italiana.

Da quale momento inizia a decorrere il termine di cinque anni per la prescrizione dell’azione revocatoria?
Il termine di prescrizione quinquennale per l’azione revocatoria decorre non dalla data di stipula dell’atto, ma dal giorno in cui l’atto è stato reso pubblico e conoscibile ai terzi (ad esempio, tramite la trascrizione nei registri immobiliari). Solo da quel momento, infatti, il diritto del creditore può essere concretamente fatto valere.

Per dimostrare la consapevolezza del pregiudizio da parte del debitore e del terzo acquirente, sono sufficienti le presunzioni?
Sì. La sentenza conferma che la prova della consapevolezza del pregiudizio arrecato al creditore (scientia damni) può essere fornita anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti. Nel caso esaminato, elementi come gli stretti rapporti di parentela tra il disponente e gli amministratori della società debitrice, uniti ad altri indizi, sono stati ritenuti sufficienti dal giudice di merito per fondare la prova di tale consapevolezza, e tale valutazione di fatto è incensurabile in sede di Cassazione se congruamente motivata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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