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Autoliquidazione premi INAIL: no al rimborso

Una società di servizi portuali ha richiesto il rimborso di premi assicurativi versati in eccesso tra il 2007 e il 2014, a causa di un errore nella base di calcolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che gli errori commessi dal datore di lavoro nell’autoliquidazione premi INAIL non danno diritto alla restituzione per gli anni passati. La Corte ha inoltre giudicato inammissibili le argomentazioni basate su fatti nuovi, non sollevati nei precedenti gradi di giudizio.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Autoliquidazione premi INAIL: la Cassazione nega il rimborso per errori passati

L’ordinanza n. 17065/2024 della Corte di Cassazione affronta un tema cruciale per i datori di lavoro: la possibilità di recuperare i premi assicurativi versati in eccesso a causa di errori nel processo di autoliquidazione premi INAIL. Con una decisione netta, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un’azienda, confermando un principio consolidato: la responsabilità del calcolo grava sul datore di lavoro e gli errori passati non possono essere sanati con una richiesta di rimborso.

I Fatti del Caso: Premi Assicurativi e Richiesta di Rimborso

Una società di servizi portuali aveva citato in giudizio l’ente assicurativo nazionale per ottenere la restituzione delle eccedenze sui premi pagati nel periodo 2007-2014. L’azienda sosteneva di aver liquidato i premi sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta ai dipendenti, mentre avrebbe avuto diritto a un sistema di calcolo più vantaggioso, basato su una retribuzione convenzionale.

La Corte d’Appello aveva respinto la domanda, basandosi sulla giurisprudenza consolidata secondo cui il recupero di un pagamento eccessivo può avvenire solo in sede di regolazione del premio per l’anno in corso, non retroattivamente per gli anni precedenti. Secondo i giudici di merito, l’errore non era imputabile all’ente, ma alla stessa azienda che procede all’autoliquidazione.

La Decisione della Corte di Cassazione: Il Ricorso è Inammissibile

L’azienda ha proposto ricorso per cassazione, introducendo un elemento che, a suo dire, cambiava le carte in tavola: un certificato di variazione emesso dall’ente assicurativo nel 2008 che, non solo negava il passaggio al regime convenzionale, ma imponeva di continuare a usare le retribuzioni effettive. Tuttavia, la Suprema Corte ha respinto tutti gli otto motivi di ricorso, dichiarandolo integralmente inammissibile.

L’inammissibilità per novità della censura

I giudici hanno innanzitutto rilevato che la questione del certificato di variazione del 2008 non era mai stata sollevata nei precedenti gradi di giudizio. Si trattava, quindi, di una ‘novità della censura’. La Corte ha ricordato che il ricorrente ha l’onere non solo di allegare una circostanza di fatto, ma anche di dimostrare di averla già introdotta nel dibattito processuale precedente. La semplice produzione di un documento non è sufficiente se il fatto che esso rappresenta non è stato tempestivamente e compiutamente allegato. Di conseguenza, i motivi basati su questa nuova circostanza sono stati dichiarati inammissibili.

Il consolidato orientamento sulla autoliquidazione premi INAIL

Per gli altri motivi, la Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato in materia di autoliquidazione premi INAIL. Le denunce presentate dal datore di lavoro sono ‘dichiarazioni di scienza’ con cui si assumono la responsabilità della veridicità dei dati comunicati. Sebbene sia possibile rettificare eventuali errori, ciò non conferisce il diritto di ripetere le somme versate in eccesso in passato. Il sistema si basa sull’auto-responsabilità del datore di lavoro, con il successivo potere di controllo dell’Istituto. Il ricorso dell’azienda non ha offerto alcuna critica motivata a questo principio consolidato, rendendo anche questi motivi inammissibili.

Inammissibilità per difetto d’interesse

Infine, gli ultimi motivi sono stati giudicati inammissibili per ‘difetto d’interesse’, poiché il processo non può essere utilizzato solo in previsione di possibili futuri effetti pregiudizievoli, ma deve tutelare un diritto attuale e concreto.

Le motivazioni

La motivazione della Corte si fonda su due pilastri principali. Il primo è di natura processuale: non è possibile introdurre nel giudizio di legittimità questioni di fatto nuove, che non sono state oggetto del dibattito nei gradi di merito. Il secondo è di natura sostanziale e riguarda la natura del sistema di autoliquidazione dei premi. La giurisprudenza costante considera il datore di lavoro come il soggetto primariamente responsabile della corretta determinazione del premio dovuto. Eventuali errori possono essere corretti per il futuro, ma non possono dar luogo a una richiesta di restituzione generalizzata per il passato, salvo specifiche previsioni normative che, nel caso di specie, non ricorrevano. L’intero impianto normativo si basa sulla dichiarazione del datore di lavoro, e ammettere la ripetibilità dell’indebito per errori a lui imputabili minerebbe la certezza dei rapporti e l’equilibrio finanziario del sistema assicurativo.

Le conclusioni

Questa ordinanza conferma la linea rigorosa della Cassazione in materia di autoliquidazione premi INAIL. Per i datori di lavoro, il messaggio è chiaro: è fondamentale prestare la massima attenzione e diligenza nella fase di calcolo e versamento dei premi. Un errore può costare caro, poiché le possibilità di recuperare quanto versato in eccesso sono estremamente limitate e circoscritte. La decisione sottolinea l’importanza di non introdurre elementi di fatto nuovi nel ricorso in Cassazione, ribadendo che tale sede è deputata al controllo della corretta applicazione del diritto, non a un riesame del merito della vicenda.

È possibile ottenere il rimborso dei premi assicurativi versati in eccesso in anni passati a causa di un errore nell’autoliquidazione?
No, secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione, il recupero di quanto pagato in eccesso a causa di un errore del datore di lavoro può avvenire solo in sede di regolazione del premio e unicamente per l’anno a cui la regolazione si riferisce, non per gli anni precedenti.

Si può introdurre per la prima volta in Cassazione un nuovo fatto, come la ricezione di un documento, per contestare la sentenza d’appello?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che qualora una questione di fatto non sia stata trattata nella sentenza impugnata, il ricorrente ha l’onere di dimostrare di averla dedotta dinanzi al giudice di merito. In caso contrario, la censura è considerata nuova e, come tale, inammissibile.

Cosa succede se un datore di lavoro commette un errore nella denuncia dei lavori ai fini del calcolo del premio?
Gli errori possono essere rettificati presentando una nuova denuncia che provi la discordanza, ma ciò non conferisce al datore di lavoro un diritto automatico a ripetere le somme già corrisposte in eccesso. La responsabilità della correttezza della dichiarazione ricade sul datore di lavoro stesso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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