Prevenzione degli infortuni, obblighi a carico del datore di lavoro

Prevenzione degli infortuni, gli obblighi a carico del datore di lavoro gravano indistintamente su tutti i componenti del consiglio di amministrazione

Nelle società di capitali, gli obblighi inerenti alla prevenzione degli infortuni posti dalla legge a carico del datore di lavoro gravano indistintamente su tutti i componenti del consiglio di amministrazione, salvo il caso di delega, validamente conferita, della posizione di garanzia (Sez. 4, n. 8118 del 01/02/2017 – dep. 20/02/2017).

La preposizione di un preposto non costituisce atto di delega in senso stretto; e d’altronde non sottrae il datore di lavoro ai propri obblighi di organizzazione e di vigilanza sulla osservanza delle procedure aziendali, anche da parte del preposto stesso.

Pertanto, se la presenza di altri gestori del rischio da lavoro non costituisce di per sé ragione di esonero da responsabilità del datore di lavoro, quel che rileva è l’identificazione del rischio che si è concretizzato nell’evento, onde risalire a colui che avrebbe dovuto curare gli adempimenti prevenzionistici.

Nel caso esaminato dalla Corte, secondo la ricostruzione conforme delle sentenze di merito, l’infortunio si è determinato perché posta in essere una procedura di lavoro non conforme alle regole cautelari, in quanto erano state disattivate le fotocellule che comandavano l’arresto del macchinario ove il lavoratore fosse entrato nel loro campo di azione.

La Corte di appello ha esposto che ciò rispondeva ad una prassi tollerata.

Sicché trova applicazione il principio secondo il quale, in tema di infortuni sul lavoro, in presenza di una prassi dei lavoratori elusiva delle prescrizioni volte alla tutela della sicurezza, non è ravvisabile la colpa del datore di lavoro, sotto il profilo dell’esigibilità del comportamento dovuto omesso, ove non vi sia prova della sua conoscenza, o della sua colpevole ignoranza, di tale prassi (Sez. 4, n. 32507 del 16/04/2019 – dep. 22/07/2019).

Sotto altro profilo, che le funzioni di vigilanza non fossero state esercitate in concreto è al contempo ragione dell’addebito – perché proprio l’omissione dei doveri tipici del datore di lavoro aveva permesso l’ingenerarsi della scorretta prassi lavorativa – e circostanza irrilevante – ove si faccia riferimento ai compiti di vigilanza del preposto, la cui violazione si somma a quella datoriale e non la elide.

Corte di Cassazione, Sezione 4 Penale, Sentenza n. 54 del 3 gennaio 2020

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