Nel giudizio di appello, dinanzi alle commissioni tributarie regionali, le parti hanno facoltà di depositare nuovi documenti

In tema di contenzioso tributario, il documento irritualmente prodotto in primo grado può essere nuovamente prodotto in secondo grado nel rispetto delle modalità di produzione previste dall’art. 32 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 ed in forma analoga nell’art. 87 disp. att. c.p.c.

Tuttavia, ove il documento sia inserito nel fascicolo di parte di primo grado e questo sia depositato all’atto della costituzione unitamente al fascicolo di secondo grado, si deve ritenere raggiunta – ancorché le modalità della produzione non corrispondono a quelle previste dalla legge – le finalità di mettere il documento a disposizione della controparte, in modo da consentirle l’esercizio del diritto di difesa, onde l’inosservanza delle modalità di produzione documentale deve ritenersi sanata.

Pertanto, nel giudizio di appello, dinanzi alle commissioni tributarie regionali, le parti hanno facoltà, ai sensi dell’art. 58, comma 2, d.lgs. 546 del 1992, di depositare nuovi documenti, a nulla rilevando la eventuale irritualità della loro produzione in primo grado.

Per la Suprema Corte, infatti, in tema di contenzioso tributario, l’art. 58 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, fa salva la facoltà delle parti di produrre nuovi documenti anche al di fuori degli stretti limiti consentiti dall’art. 345 c.p.c., ma tale attività processuale va esercitata entro il termine previsto dall’art. 32, comma 1, dello stesso decreto, ossia fino a venti giorni liberi prima dell’udienza con l’osservanza delle formalità di cui all’art. 24, comma 1, dovendo peraltro, tale termine ritenersi, anche in assenza di espressa previsione legislativa, di natura perentoria, e quindi sanzionato con la decadenza, per lo scopo che persegue e la funzione (rispetto del diritto di difesa e del principio di contraddittorio) che adempie.

Cassazione Civile, Sezione Tributaria, Ordinanza n. 5429 del 07/03/2018

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