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Frode informatica, confisca dei beni

Frode informatica, l’autore del reato risponde con i propri beni per un valore corrispondente a quello del profitto. 322 ter deve intendersi riferito all’ipotesi del capoverso, nella quale l’autore del reato risponde comunque con i propri beni per un valore corrispondente a quello del profitto, prescindendo dall’estraneità dei terzi al reato.

Pubblicato il 02 November 2009 in Diritto Informatico, Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Frode informatica, l’autore del reato risponde con i propri beni per un valore corrispondente a quello del profitto.

Il richiamo che l’art. 640 quater opera all’art. 322 ter deve intendersi riferito all’ipotesi del capoverso, nella quale l’autore del reato risponde comunque con i propri beni per un valore corrispondente a quello del profitto, prescindendo dall’estraneità dei terzi al reato.

Deve pertanto ritenersi sempre legittima la confisca dei beni di cui ha la disponibilità l’autore di condotte sussidiabili nell’art. 640 ter c.p. (e quindi legittimo il sequestro preventivo di tali beni, ad essa finalizzata) fino a concorrenza di un valore corrispondente al profitto, proprio, di concorrenti o di terzi, conseguito con tali condotte.

Cassazione Penale, Sentenza n. 16669 dell’11 marzo 2009 – depositata il 17 aprile 2009

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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