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Violazione dell’obbligo di comportarsi secondo buona fede

La exceptio doli specialis seu praeteri indica il dolo commesso al tempo della conclusione del negozio; la exceptio doli generalis seu praesentis indica invece il dolo attuale, commesso al momento in cui viene intentata l’azione nel processo. 1440 c. c. , che, in questa ipotesi, la parte che si ritenga lesa può agire al fine di ottenere il risarcimento del danno che detta violazione gli abbia provocato, in quanto, in difetto, avrebbe concluso il contratto a condizioni diverse.

Pubblicato il 26 October 2007 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

La exceptio doli specialis seu praeteri indica il dolo commesso al tempo della conclusione del negozio; la exceptio doli generalis seu praesentis indica invece il dolo attuale, commesso al momento in cui viene intentata l’azione nel processo.

La prima è diretta a far valere l’esistenza di raggiri impiegati per indurre un soggetto a porre in essere un determinato negozio e, quindi, ad ottenerne l’annullamento, ovvero, qualora la parte sia convenuta per l’esecuzione del medesimo, a far valere il vizio in via d’eccezione (art. 1142, ultimo comma, c.c.), allo scopo di paralizzare la pretesa della controparte, ma pur sempre invocandone l’invalidità e, dunque, appunto per questo, l’improduttività di effetti.

La violazione dell’obbligo di comportarsi secondo buona fede nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, benché assuma rilievo anche, quale dolo incidente, se il contratto concluso sia valido ma risulti pregiudizievole per la parte rimasta vittima del comportamento scorretto, comporta infatti, secondo la disciplina stabilita dall’art. 1440 c.c., che, in questa ipotesi, la parte che si ritenga lesa può agire al fine di ottenere il risarcimento del danno che detta violazione gli abbia provocato, in quanto, in difetto, avrebbe concluso il contratto a condizioni diverse.

Nel caso di dolo incidente il contratto è dunque valido, in quanto l’attività ingannatrice ha una incidenza minore, poiché influisce su modalità del negozio che la parte non avrebbe accettato, se non fosse stata fuorviata dal raggiro.

Questa figura di dolo attiene dunque alla formazione del contratto; la sua eventuale esistenza non incide sulla possibilità di far valere i diritti sorti dal medesimo, ma comporta soltanto che il contraente in mala fede è responsabile dei danni provocati dal suo comportamento illecito ed i danni vanno commisurati al minor vantaggio, ovvero al maggior aggravio economico prodotto dal comportamento tenuto in violazione dell’obbligo di buona fede, salvo che ne sia dimostrata l’esistenza di ulteriori, i quali risultino collegati a detto comportamento da un rapporto rigorosamente consequenziale e diretto.

Cassazione Civile, Sezione Prima, Sentenza n. 5273 del 7 marzo 2007

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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