Home » Diritto Societario » Infedeltà patrimoniale, condotta omissiva dell’amministratore, rilevanza

Non vi è dubbio che la fattispecie di cui all’art. 2634 c.c. sia stata concepita come resto d’azione con evento di danno e che la condotta consista nel compiere o concorrere a deliberare atti di disposizione di beni sociali. In via di principio, pertanto, le condotte omissive non rientrano nel fuoco della norma incriminatrice. Ciò non toglie, però, che le omissioni possano, in particolari situazioni, assumere la medesima valenza delle azioni, determinando – in sinergia con l’azione di terzi o con l’evoluzione di situazioni sfavorevoli all’impresa, non contrastate dall’amministratore – la compromissione dell’interesse protetto dalla norma (integrità del patrimonio). In casi siffatti la condotta omissiva dell’amministratore assume i medesimi connotati della condotta commissiva, perché si avvale dell’azione di terzi o di forze estranee all’impresa per raggiungere il medesimo risultato antigiuridico contemplato dalla norma. Non v’è ragione, pertanto, di trattare l’inazione dell’amministratore – quando sia inequivocabilmente espressione, rispetto ai diritti della società amministrata, di una volontà abdicatrice – quale omissione, invece che come condotta positivamente volta a compiere l’azione vietata dall’ordinamento dell’impresa.

Cassazione Penale, Sezione Quinta, Sentenza n. 37932 ud. 12/05/2017 – deposito del 28/07/2017

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