Home » Diritto Penale » Cognizione del contenuto della corrispondenza telematica dell’ex convivente, configurabilità del reato di cui all’art. 616 c.p.

Non è dubitabile che sul piano concettuale la corrispondenza costituisca null’altro che una species del genus comunicazione, ma è altrettanto indubbio che nell’ambito dell’art. 617 c.p. quest’ultimo termine non identifichi il genus nella sua astratta omnicomprensività, ma assuma un significato maggiormente specializzato, riferibile al profilo dinamico della comunicazione umana e cioè alla trasmissione in atto del pensiero, come suggeriscono anche l’ulteriore termine dispiegato per definire l’oggetto materiale del reato (conversazione) e le condotte alternative a quella di fraudolenta cognizione idonee ad integrare il fatto tipico (interrompere ed impedire). Allo stesso modo, nell’art. 616 c.p., l’evocazione del concetto di corrispondenza risulta invece funzionale ad individuare la comunicazione umana nel suo profilo statico e cioè il pensiero già comunicato o da comunicare fissato su supporto fisico o altrimenti rappresentato in forma materiale ed anche in questo caso il contenuto delle altre condotte tipizzate alternativamente a quella di illecita cognizione (sottrarre, distrarre, sopprimere e distruggere) conforta le conclusioni rassegnate. In tal senso deve allora concludersi che la condotta contestata all’imputato – e cioè aver preso cognizione del contenuto della corrispondenza telematica intercorsa tra due soggetti e conservata nell’archivio di posta elettronica di uno dei due – proprio in virtù della configurazione del suo oggetto materiale, deve essere ricondotta all’alveo dell’art. 616 commi 1 e 4 c.p. e non già a quello degli artt. 617 comma 1 (anche tenendo conto della sua integrazione ad opera dell’art. 623-bis c.p.).

Cassazione Penale, Sezione Quinta, Sentenza n. 12603 ud. 02/02/2017 – deposito del 15/03/2017

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